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Luca Mirai
di Gorizia |
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| Il
Pasto del Mastino |
| La stuprante vita della distorta carne Anela, altezzosamente, la volontà dei Divini. |
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| La voluta diametria della sintassi sboccia, intraprendente, dalla gloria dei Potenti Marcando sì la sua diversità: forzando, in egual modo, il primordiale stato sociale dei parametri! |
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| Sensibilità di sguardi perduti, resti a sviluppare difese e disattenzione: La ritmica concatenata in danze solari, sfrontate, gestuali e lascive. |
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| Il soggetto sinuoso a sé stringe, egoisticamente, il velo della convinzione. |
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| La platea servizievole per sé detiene, oltraggiosamente, una grossolana etica. |
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| Così da ferire (assimilando) provando rancore, per un astio da troppo Maturato, e manco di soddisfazione: la fermentazione dei sentimenti ostili serve una portata acida, in quanto la vendetta viene consumata dopo troppo tempo. |
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| Ed è questo il banchetto ove i Signori s’incontrarono, e di questi suoi bagni sfruttano, oscenamente, l’antro dell’oblio: svuotando i loro capienti ed avidi stomaci, per rigodere del gusto, sospinto ed avvolgente, delle speziate vittime. |
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| Ed io che sono empio non so come reagire del ricordo, Al tempo che mi fu offerto il pasto del mastino. |
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